Due testi: il primo su “che cos’è l’ecumenismo”; il secondo una riflessione sulla necessità del dialogo nel contesto planetario

1.  CHE COS’E’ L’ECUMENISMO

Cento anni fa, a Edimburgo, i missionari di diverse confessioni cristiane, riuniti in convegno, si sono interrogati sullo scandalo provocato dalle divisioni tra le chiese. Come si può annunciare l’unico Cristo e farlo nella divisione? Da quella denuncia è sorto il movimento ecumenico, che mira a superare questa situazione di chiese in conflitto operando gesti di riconciliazione ed invocando l’unità nella fede.

Si sono compiuti numerosi passi in avanti lungo la via del dialogo e del reciproco riconoscimento. Le chiese hanno imparato a parlarsi e ad ascoltarsi. I fratelli separati si sono scoperti fratelli ritrovati. In cammino verso un’unità dove le differenze vengono riconosciute e accolte e non demonizzate. L’obiettivo è, dunque, quello di una comunione nella diversità.

Le difficoltà nel dialogo sono molte. E non vanno taciute. Tuttavia, la sfida ecumenica interroga le chiese ad uscire dalla loro autoreferenzialità per riconoscersi compagne di strada nella sequela dello stesso Signore Gesù Cristo.

Le chiese della riforma, lungo il cammino ecumenico, stanno imparando ad abbandonare un linguaggio apologetico e contrappositivo nei confronti del cattolicesimo per provare ad annunciare la fede a partire dalla propria spiritualità.  Non più, dunque, un annuncio finalizzato a spiegare “perché non siamo cattolici”; piuttosto, in positivo, la preoccupazione di raccontare quanto lo Spirito ha detto e continua a dire alle chiese della riforma.

 Una parabola

Il percorso di conoscenza reciproca e di concreto avvicinamento tra le chiese non è semplice. Immaginate la situazione di due sorelle separate in giovane età. Non sono importanti le ragioni di questa separazione. Esse conservano ricordi d’infanzia comuni; tuttavia crescono, cambiano e il ricordo dell’altra si fa sempre più vago, fino a diventare un mito, un sogno. La realtà passata che le vedeva unite viene trasfigurata, idealizzata.  Non si ricordano più i litigi, le difficoltà, le incomprensioni, ma solo i momenti belli.

Da adulte, poi, le sorelle si rincontrano. Non sappiamo chi ha fatto il primo passo.  Chi ha rintracciato l’altra. Le ritroviamo assieme, abbracciate, che si parlano e si raccontano. I ricordi fluiscono.  C’è una grossa commozione: baci, gesti affettuosi e il giuramento di non lasciarsi più. Il legame d’infanzia, però, non sembra sufficiente per tenerle unite. Presto le ragazze scoprono di essere molto diverse.  Parlare, comunicare diventa sempre più difficile, se si va oltre i lontani ricordi. Così, lentamente, le sorelle smettono, per implicito accordo, di frequentarsi. Si limiteranno, in seguito, a scambiarsi bigliettini d’auguri per Natale e per i compleanni.

La parabola, certo, potrebbe avere uno sviluppo diverso, che permetta di non far morire questa ritrovata relazione. A condizione, però, che le diverse sorelle non si limitino a raccontarsi l’infanzia, ma si soffermino soprattutto su quanto è successo nel periodo della separazione. Analizzino come ognuna di loro ha interpretato il distacco dall’altra; affrontino i rancori, i fraintendimenti. Facciano, cioè, la fatica di non rimuovere il conflitto, ma di affrontarlo, di nominarlo. Un lungo percorso di ascolto e di rivisitazione del passato come condizione per potersi nuovamente parlare, al di là del registro nostalgico sui primi anni d’infanzia.

 Foto di famiglia delle chiese

Prima nemiche, poi indifferenti le une alle altre, dobbiamo ricorrere agli album di famiglia per cogliere almeno alcuni tratti della fisionomia delle sorelle.

Tre foto istantanee, per iniziare, possono essere eloquenti della diversità nel vivere la fede, maturata lungo secoli di separazione.

 Una Chiesa Cattolica Romana.

Nella prima, sullo sfondo mediterraneo, si staglia una grande cattedrale cattolica. All’interno, lo sguardo è attirato dall’altare e dal tabernacolo.  Un prete, vestito con paramenti colorati, celebra l’eucarestia. I fedeli sono in ginocchio; gli occhi fissano il pane consacrato, di cui più tardi si nutriranno.

Una Chiesa Protestante.

Più spoglio il locale di culto che compare nella seconda fotografia, tratta dall’album della Riforma.  Senza affreschi né icone: al centro una croce vuota ed un libro aperto, la Bibbia. Gli abiti liturgici del pastore, sono sobri, in genere neri. I membri di chiesa partecipano ad un culto in cui la Parola, proclamata e spiegata nel sermone, accolta con inni e preghiere, costituisce il cuore della celebrazione.

Una Chiesa Ortodossa.

L’istantanea che coglie un frammento di vita ortodossa colpisce per la pienezza. Nella chiesa icone dorate dei vari santi, testimoni della fede e veri e propri maestri spirituali per il popolo cristiano; e poi candele, incensi. La divina liturgia appare ambientata nei cieli, è visione di gloria, è partecipazione al sacrificio celeste perennemente offerto tra le schiere angeliche.

I diversi sensi della fede

Per la chiesa ortodossa l’organo della fede è l’occhio. Per la riforma è l’udito. Per la chiesa cattolica il gusto.

Aver affinato alcuni sensi rispetto ad altri nel vivere la fede, nel celebrare il Dio cristiano, è dovuto, certo, alla cultura dell’ambiente, ma anche ad un interpretazione, ad una sensibilità particolare nell’appropriazione del messaggio evangelico. Interpretazioni generatrici di sensibilità spirituali.

L’ortodossia vive una spiritualità della trasfigurazione: come gli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, i credenti ortodossi percepiscono la bellezza dello stare con il Signore trasfigurato (Mc 9,1-10). La loro esperienza di fede sottolinea il “già” della salvezza: siamo già risorti con Cristo (Col 3,1); conseguentemente, la chiesa si pone nel mondo come “laboratorio di resurrezione”.

La riforma promuove una spiritualità della Parola della croce: Parola che annuncia la giustificazione degli empi, con-sepolti con Cristo e resi capaci, per grazia, di camminare in una vita nuova (Rom 6,4); Parola che mette a tacere le tante parole, che spoglia le molteplici visioni, che è maestra di sospetto nei confronti delle prestazioni umane, anche quelle messe in atto per guadagnare il Regno.

Il cattolicesimo esprime una spiritualità eucaristica, nella quale il pane spezzato permette, come ai discepoli di Emmaus (Lc 24, 13-35), di gustare la bontà del proprio Signore (Sal 34,9) e, allo stesso tempo, nutre e fortifica il vincolo di comunione e carità nella chiesa e nel mondo.

La fotografia ha il pregio di offrire uno sguardo immediato sulla realtà che si vuole conoscere e di suscitare le prime domande. Per un vero incontro, tuttavia, è necessario approfondire, esercitare un ascolto paziente. Occorre ripercorrere il cammino dell’ “altro”.

Lidia Maggi e Angelo Reginato

 

2. IL PROFONDO LEGAME CHE ESISTE TRA LE RELIGIONI SE SONO ISPIRATE DALL’AMORE NON DALLA PAURA.

IL FATTO DI CRONACA.

Il 3 Febbraio 1943, nelle acque della Groenlandia, la DORCHESTER, colpita da un siluro tedesco, stava per affondare. Chi non aveva un salvagente era perduto.” Nella lotta selvaggia per la vita” racconta un testimone, quattro uomini rimasero calmi e consapevoli, quattro cappellani militari: un rabbino, un sacerdote cattolico e due pastori evangelici. Si erano legati l’uno all’altro per non cadere dalla coperta viscida e già fortemente inclinata. Tutti e quattro avevano avuto la loro cintura di salvataggio, ma ciascuno aveva offerto la propria ad un uomo dell’equipaggio. Allorchè la DORCHESTER si impennò, prima di calare definitivamente a picco tra i flutti, si videro i quattro per l’ultima volta. Stavano ritti e immobili, tenendosi per mano, addossati contro il parapetto: pregavano.

 

IL COMMENTO DI ERNESTO BALDUCCI:

Da quando ebbi notizia del fatto, la catena dei quattro uomini di Dio è entrata a far parte del mio mondo interiore: è come l’orizzonte simbolico in cui mi imbatto quando mi rivolgo indietro per fissare il momento in cui incominciò ad inabissarsi il passato di cui sono figlio e a prendere forma quel futuro a cui non riesco ancora a dare un volto. Nel gesto dei quattro eroi (che via via nella mia immaginazione sono diventati molto di piu’), non c’è solo l’atto individuale che piu’ avvicina l’uomo a Dio, c’è la fine dell’età delle molte religioni, la fine volontaria che ha partorito l’unica religione all’altezza della nuova età della nostra specie: la religione che assume come valore sommo la salvezza dell’uomo anche mediante il dono della propria vita…

Che senso avrebbe, mentre il naviglio va a fondo, che le religioni continuassero a discutere tra loro per rivendicare il titolo all’universalità? Se davvero esse vogliono rendere onore a Dio, si liberino della cintura di salvataggio e accettino il rischio comune. Come dire: muoiano al proprio passato e dimostrino con i fatti che a generarle è stato non il timore, ma l’amore. Il sospetto che le religioni siano niente piu’ che cinture di salvataggio è molto fondato. Anche sotto i nostri occhi, a dispetto della situazione completamente nuova, per durano i sintomi da cui il sospetto nacque.

ERNESTO BALDUCCI, “L’uomo planetario”